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24 Dicembre 2009 Commenti chiusi

esiste una parola leggera per descrivere il peso di una separazione?

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il buongiorno degli estranei

26 Novembre 2008 3 commenti

il buongiorno degli estranei che incontro in pineta al mattino presto è pieno di confidenza.

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memorie di una fettina di limone spremuta

3 Ottobre 2008 1 commento

fasi alterne, a volte vorrei chiudere questa pagina mentre ora è l’unico posto dove posso parlare. dire le cose senza l’ansia di sbagliare. la sensazione del ragazzino che sale in autobus senza biglietto, quella è la mia, ma senza la paura che salga il controllore, che forse essere scoperti potrebbe solo salvare, liberare.

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sul tempo

24 Agosto 2008 1 commento

è passato del tempo. funziona così, lo si impara dopo i ventidue, più o meno. per lo meno io l’ho capito a quell’età che le promesse potevano anche non essere mantenute e che le cose dette con solennità potevano anche non essere vere. è questione di stile e di filosofia, di come prendi la vita e di come prendi te.
adesso sono un’altra persona e non conosco più la mia compagna di banco del liceo e non conosco più il mio migliore amico di sempre. è il tempo. fare l’amore dopo i quarant’anni, diceva andy warhol quando farneticava sul tempo, restare bambini più a lungo. chissà se aveva ragione.
la felicità ha qualcosa a che fare col tempo? è vero che non si costruisce sull’infelicità altrui? l’ho letto su delitto e castigo e penso sia come non giocare di nuovo i soldi appena vinti al gratta e vinci.

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di giorni sempre uguali

24 Luglio 2008 2 commenti

sto sviluppando una sorta di fastidio, un’allergia, alle vite altrui che scorrono alabastrine di fianco alla mia e a volte la sfiorano, come qualcuno che passando ti urta la borsa che tieni al braccio e le tue cose, tutti quei piccoli segreti innocui e intimi, si scompongono lì dentro senza che fuori si veda niente. è questo che mi succede da un po’ di tempo: mi scompongo, vado in mille pezzi, le sensazioni si mescolano, i pensieri nascono prematuri e inaspettati, mi atterriscono, piccole epifanie che mi rendono spietata, ruvida al contatto con gli altri, poco comprensiva. guardo e avverto distanza. sono distante dalle ragazze che siedono al bar con le schiene scoperte, non riesco neanche ad immaginare i loro discorsi, le guardo, tutte carine, di quel carino che rende mediamente felici e inconsapevoli. sono distante dal padre che va a riprendere la figlia al centro estivo in moto, maglietta gialla e maglioncino arancione legato intorno al collo. un supereroe di convinzioni inattaccabili e di normalità. la sua. sono distante dal giovane uomo in camicia azzurra che parla inglese al cellulare con la faccia rivolta al muro. distante dal suo non far caso alle cose. sono distante dalla coppia di turiste bionde e pallide che mi attraversa la strada all’improvviso, vorrei suonare il clacson ma loro ridono e sono così leggere che io mi limito a frenare. sono distante dalla signora bionda e rossetto rosso che parla di reincarnazione e libri sull’anima e fissa l’uomo davanti a lei..

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cambiare

16 Luglio 2008 1 commento

cambiare: verbo transitivo e intransitivo. sostituire una cosa o una persona con un’altra; scegliere qualcosa di diverso rispetto a prima; modificare sia in meglio che in peggio; diventare diverso, subire mutamenti.
cambiare, ecco.
ho cambiato facoltà all’università una volta.
ma cosa significa cambiare per davvero?
decidere di andare al lavoro in macchina piuttosto che prendere l’autobus appiccicoso di mille sudori altrui? smettere di fumare da un giorno all’altro, o  magari cominciare a fumare?
tè alla pesca invece del tè al limone?
cambiare.
il figlio del barbiere è diventato barbiere, il figlio del tappezziere è diventato tappezziere.
che c’è di sbagliato nel voler essere diversi?

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di tutto quello che impari in un giorno senza saperlo

14 Luglio 2008 1 commento

premessa: non so come mi sento.

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riempire le cose di noi

26 Giugno 2008 Commenti chiusi

Riempire le cose di noi. Ecco quello che succede a vivere tutto senza riuscire a parlarne.
E come le riempite le cose voi che non siete me?
Cos’è per voi un film al cinema, un aereo al momento del decollo, un bagno al mare? Cos’è per voi un gelato dopo cena?
Io resto immobile. Guardo un film e mi vengono in mente un sacco di cose..
Mia mamma non è mai entrata in un multisala, l’ultima che è stata al cinema, in un cinema vero intendo, non quelli dell’estate sotto le stelle dove le seggiole sono più scomode di quelle di casa, io avevo undici anni. Ora quel cinema è chiuso e vicino c’è l’agenzia di lavoro interinale che ogni tanto mi dà lavoro. A undici anni, ma neanche a diciotto, non sapevo cosa significasse interinale.
Buffo come le cose, anche le parole, nel tempo cambino il loro significato.
Siamo noi che riempiamo tutto.
Io in tutto questo devo averci messo dentro un bel po’ di "distanza".
E chissà perché sentirsi lontani dalle cose implica questo strano senso di solitudine di cui è difficile farsi una ragione.
Mia mamma poi non ha mai preso l’aereo.
Io invece si, solo pochissimi anni fa e mi sembra ancora una cosa strana, una magia, di quelle vere però.
Vorrei  che non invecchiasse solo per riuscire a metterla, un giorno, dentro un aereo che decolla.
E qui, visto che gli occhi diventano rossi, devo per forza averci messo della "malinconia", della "tristezza" o qualcosa a cui in questo momento non so dare il nome.
Cosa ho messo dentro al fare il bagno al mare non ve lo voglio dire. Invece dentro al gelato dopo cena credo di aver messo il senso di una vita andata a male. Una consolazione piccola e colorata.

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everyday is like sunday..

23 Giugno 2008 1 commento

Non ho un opinione sui pranzi della domenica. Dipende.
Dall’umore, dalla gente, dal cibo, dalla stagione e dall’ora in cui sei andato a letto la sera prima.
Comunque tralasciando tutti questi dipende, oggi durante il mio pranzo della domenica la televisione mi ha proposto questa frase:
"non si torna mai nei luoghi dove si è stati felici, perché lì non sarà mai più lo stesso".
Per fortuna avevo già deciso di non mangiare più, ho iniziato allora a fare una delle mie solite liste mentali contando tutti i posti dove non dovrei più tornare.
Ma io che sono la regina delle liste mentali, delle colonne, dei quadratini e degli evidenziatori di tutti i colori non ne sono stata capace. Una smacco.
E la domenica le delusioni durano di più. Ci penso ancora.
Il punto è che non sono stata in grado di trovare un luogo e un momento in cui nella mia mente non ci fossero pensieri contrastanti. Forse solo uno.
Che sono stata felice in tanti posti si. Tantissimi posti, ma mai senza almeno un pensiero opposto, contrario che facesse ombra sul resto, sulla mia felicità.
Forse è normale, me lo dico sempre, forse non bisognerebbe farci caso né pretendere che la felicità fosse un cerchio bianco senza ombre. Non lo so..
Nella mia lista così ho mentalmente scritto una sola città in cui non tornare, una città che mi ha visto arrivare con alle spalle un abbraccio e un sorriso, una canottiera non mia e i sandali.

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togliere lo stomaco dalla stomaco e i pensieri dalla testa

15 Giugno 2008 3 commenti

La domenica pomeriggio voglio morire sotto un treno in una stazione della ferrovia centrale umbra, evitare di far fare ritardi a Trenitalia e prendermi i colpi di tutti i viaggiatori, voglio morire in pace. Scelgo la stazione di Papiano, con i campi a sinistra e la puttana del paese nel bar a destra. Lunedì voglio morire in un supermercato, magari verso l’ora di pranzo quando la maggior parte della gente ha già comprato quello che gli serve e rimane aperta solo una cassa. Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì è uguale. Il sabato invece voglio morire a casa, nel mio letto, alle sei di mattina, prima di tutti.

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